Mangiando Fotografia – Mostra immortale

Gustav Klimt. Disegni intorno al fregio di Beethoven foto by Studio Agnus

Nella musica capita delle volte di vedere due grandi artisti salire sullo stesso palco, di solito è un occasione particolare e, quando questo accade l’emozione è sublime; siamo trasportati su di un’altro livello sensoriale che amplifica ogni sfumatura.

Se nel vostro I pod c’ è la 9° sinfonia di Beethoven e sulla vostra agenda ci sono i disegni di Klimt non potete perdere un’occasione fantastica, Milano sarà una delle prime città italiane a celebrare il 150° anniversario della nascita di Klimt, con la mostra “Gustav Klimt Disegni intorno al fregio di Beethoven”.

Quello che oggi si trovo allo spezio Oberdan  è una copia del Fregio in scala 1:1, realizzata  da un gruppo di scenografi e decoratori dell’Accademia di Brera, guidati da Maria Porro. Tuttavia, è da non sottovalutare il loro lavoro, perché è la sola opportunità  avremo per avvicinarci ad una opera e vedere i minimi dettagli; l’originale è in un sala molto alta e poco illuminata per via della deteriorazione dell’opera.

Se volete rivivere più realisticamente tale incontro, dovreste camminare lungo i 34 metri dell’opera di Klimt, divise in tre parti: L’anelito alla felicità, Forze ostili e Inno alla Gioia. E non dovrete indossare i vostri auricolari, perché in sala sentirete la 9° sinfonia, come in occasione dell’inaugurazione della mostra di Secessione nel 1902, dove fu infatti eseguito l’Inno alla Gioia diretto da Gustav Mahler. Beethoven, attraverso la sua opera d’esaltazione dell’amore era considerato da Klimt e altri artisti del gruppo, l’incarnazione del genio e degli ideali secessionisti. Ispirato alla Nona Sinfonia, il Fregio fu concepito come parte di un percorso espositivo in cui la visita si trasformava in una sperimentazione sinestetica dove la musica diventava parte costituente e fondamentale dell’opera.

Esiste nel mondo dell’arte combinazione più felice nel tradurre l’animo di una donna? io non credo…

Gustav Klimt. Disegni intorno al fregio di Beethoven foto by Studio Agnus

 

Di seguito vi riporto “La Lettera all’amata immortale” scritta da Beethoven ad una misteriosa donna, di cui il compositore era profondamente innamorato, nel luglio del 1812 mentre Beethoven seguiva una cura alle Terme di Teplitz in Boemia. La sua identità è rimasta ancora oggi sconosciuta, ma l’amore trasmesso nelle parole rimarrà per sempre come una delle più bella lettera d’amore scritta e un simbolo tangibile di cosa fu il romanticismo, perché mai stata consegnata al suo destinatario:

“Mio angelo, mio tutto, mio me stesso. – oggi solo qualche parola a matita (con la tua matita) – la camera me la potranno fissare soltanto domani, quanto tempo sprecato per simili inezie – perché questo dolore profondo, dal momento che è necessario – Può il nostro amore esistere altrimenti, se non legato ai sacrifici e alla rinuncia a pretendere tutto, che si può fare, se non sei interamente mia; se non sono interamente tuo – O Dio guarda quanto è bella la natura e non ti turbare per ciò che deve essere – l’amore esige tutto e con piena ragione, così è di me con te e di te con me – dimentichi così facilmente che debbo vivere per me e per te, fossimo interamente riuniti né tu né io proveremmo questo dolore.se i nostri cuori fossero sempre vicini l’uno all’altro, non mi sarebbero certamente venute in mente, ho il cuore che scoppia di cose da dirti – Ah – ogni tanto penso che le parole non siano in grado di esprimere nulla – sii serena, continua ad essere il mio fedele, unico tesoro, il mio tutto, come io lo sono per te; il resto, quello che ci potrà e ci dovrà accadere, saranno gli dei a deciderlo. Tu soffri, tu, l’essere a me più caro,   tu soffri – Ah, dove sono io, ci sei anche tu con me, parlo con me e con te, faccio come se potessi vivere con te, che vita! !!! così!!!! senza di te – Perseguitato qua e là dalla bontà degli uomini che credo – così poco di voler meritare e che merito così poco – L’umiltà dell’uomo verso l’uomo – mi fa male – e se mi considero nel quadro dell’universo, che cosa sono e che cosa è colui – che chiamano il più grande – e tuttavia – anche qui c’è il divino dell’uomo –  mi viene da piangere al pensiero così vicini! così lontani! non è forse un vero edificio celeste il nostro amore – ma anche solido come la volta del cielo. – a letto i miei pensieri sono già rivolti a te, mia amata immortale, ora lieti, ora di nuovo tristi, nell’attesa che il destino esaudisca i nostri desideri – posso vivere soltanto unito strettamente a te, non altrimenti, sì, ho deciso di errare lontano finché non potrò volare nelle tue braccia e sentirmi perfettamente a casa accanto a te e lasciando che la mia anima, circondata dal tuo essere, entri nel regno degli spiriti – purtroppo così deve essere – ti rassegnerai, tanto più conoscendo la mia fedeltà verso di te, nessuna altra donna potrà mai possedere il mio cuore, mai, mai.. il tuo amore ha fatto di me il più  felice e nello stesso tempo il più infelice degli uomini – alla mia età avrei bisogno di vivere in modo uniforme senza scosse – ma è ciò possibile nella nostra situazione?  sii calma, solo contemplando con serenità la nostra esistenza potremo raggiungere il nostro scopo di vivere insieme – sii calma – amami – oggi – ieri – domani. Quanta nostalgia, quanto rimpianto di te – di te – di te – mia vita – mio tutto –  ti prego continua ad amarmi – non smentire mai il cuore fedelissimo del tuo amato.

Eternamente tuo
Eternamente mia
Eternamente nostri”


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